23 May
Trascrizioni d’autore al festival Col Legno Musica di Lucca
di Marcello Filotei
Quando i musicisti erano prima di tutto dei bravi artigiani le trascrizioni erano all’ordine del giorno. Si scriveva per l’organico che c’era a disposizione, e se si doveva eseguire un brano e mancavano alcuni degli strumenti previsti ci si adattava. Questi adattamenti sono, a volte, di altissima qualità, perché se bisogna fare di necessità virtù quando a farlo sono grandi artisti i risultati sono proporzionali alla mano che li produce. E allora perché non riproporli.
Da questa idea parte quest’anno la programmazione del Festival Col Legno Musica, affidata come sempre alla direzione artistica di Gustav Kuhn. Dietro lo pseudonimo di Angelo di Montegral si nasconde, ma neanche tanto, una squadra di compositori, capitanata dallo stesso Kuhn, che ha trascritto dei capolavori perché si potessero eseguire nel Convento dell’Angelo, sulle colline lucchesi, dove si è stabilita anche un’accademia di perfezionamento dalla quale vengono molti degli esecutori.
Le trascrizioni sono state l’elemento portante della prima giornata. E il supposto Angelo ha dimostrato di non avere particolari timori reverenziali, andando a toccare niente di meno che il Concerto per due pianoforti e orchestra KV 365 di Mozart, per comprimerlo in una versione per tre pianoforti, fiati e percussioni, ovviamente in prima esecuzione assoluta. Se è vero che Mozart funziona anche fischiettato sotto la doccia, è innegabile che questa versione rende a pieno il senso dell’originale, e si toglie lo sfizio di utilizzare poco filologicamente i woodblocks tra le percussioni, per dare nel cantabile un tocco espressivo in più e nell’allegro un pizzico di ironia.
Non sembra un caso, in effetti, che quello che più si è voluto aggiungere a un brano del genere sia proprio l’ironia. Il clima, infatti, nel Convento dell’Angelo è improntato alla familiarità e al divertimento, perché classico non significa noioso, ma solo valido nel tempo. Kuhn, oltre a essere un musicista completo, è un gran padrone di casa, spiega le ragioni delle sue scelte e presenta ogni brano almeno in due lingue. Sì perché a partecipare ai concerti sono quasi più gli spettatori di lingua tedesca che gli italiani. Un po’ perché i programmi sono raffinati, e si sa a Nord delle Alpi la musica si studia a scuola, un po’ perché questo festival si è fatto conoscere riproponendo produzioni ed esecutori oltre confine. Sta di fatto che tutto si svolge in un ambiente multilingue e siccome, spiega Kuhn, Lied non ha corrispondenti in italiano e «fraseggio» non si può tradurre in tedesco, quando si parla di «fraseggio dei Lieder» non c’è bisogno del traduttore simultaneo.
E in questo clima domestico succede anche che, dopo cena, poco prima della mezzanotte, il late night concert si riveli meno soporifero di quanto ci si potesse attendere. I più freddolosi resistono grazie alle copertine di lana e ci si aspetterebbe che fuggano dopo l’ultimo accordo, visto che sono lì dalle sei del pomeriggio e hanno ascoltato dalla contemporanea al Barocco. Invece no, chiedono il bis. E la chiave di tutto sono ancora le trascrizioni, per pianoforte, rarissime. Vincenzo Maltempo, infatti, oltre ad avere una tecnica eccezionale, si diletta nella ricerca di spartiti improbabili. In questo caso propone variazioni di Czerny su un tema di Schubert e per chiudere una trascrizione per pianoforte del primo movimento del Concerto per pianoforte e orchestra numero 3 di Beethoven. Il temerario che l’ha scritta, la trascrizione, è un francese dell’Ottocento, Alkan, il fenomeno che ha affrontato un pezzo veramente difficile è appunto Maltempo: fraseggio elegante, virtuosismo mai ostentato, padronanza della forma e senso musicale, soprattutto nel distinguere dall’inizio alla fine la parte che derivava dall’orchestra da quella che proveniva dal pianoforte. Tutto solo con il tocco. Appuntatevi il nome signori, è nato un pianista.
L’Osservatore Romano
24 maggio 2011