Archive for the ‘Strumenti di Pace’ Category

Concorso di composizione

Strumenti di pace in tempi di guerra

È stata presentata il 28 marzo a Roma la terza edizione del Concorso internazionale di composizione «Strumenti di Pace». Pubblichiamo uno stralcio della relazione del nostro critico musicale, direttore artistico della manifestazione.

Il Concorso internazionale di composizione «Strumenti di Pace» nasce dall’intuizione di declinare in musica la vocazione della Fondazione Opera Campana dei Caduti a diffondere la cultura del dialogo.

L’arte dei suoni ci è sembrata la più adatta a veicolare il concetto di pace per il suo linguaggio universale, capace di mantenere un alto grado di intelligibilità a qualsiasi latitudine. In particolare la complessa articolazione della musica contemporanea ha la capacità di rappresentare al tempo stesso la necessità e la difficoltà di comprendere l’altro, di entrare in relazione con il diverso da sé, di affrontare le differenze con atteggiamento aperto.

Prendendo a prestito l’invettiva contro i «trafficanti di note» lanciata da Giuseppe Mazzini nella sua Filosofia della musica, il concorso si rivolge a quanti, compositori e appassionati, «nell’Arte sentono il ministero, e intendono la immensa influenza che s’eserciterebbe per essa sulle società, se la pedanteria e la venalità non l’avessero ridotta a meccanismo servile, e a trastullo di ricchi svogliati».

Definito il linguaggio, ogni elemento del progetto è stato dedotto, quasi per derivazione diretta, dal simbolo della Fondazione, Maria Dolens. La campana della pace ci ha fatto pensare, in questa terza edizione, a chi per la pace ha lavorato sul campo anche a rischio della propria vita. L’attenzione si è rivolta ai Premi Nobel per la Pace, verso le loro parole, che abbiamo deciso di utilizzare come pietra angolare sulla quale costruire le cantate che chiediamo di scrivere a quanti parteciperanno al concorso.

I testi sono tratti liberamente da discorsi di Lech Wałesa, Barak Obama e Aung San Suu Kyi, insigniti del riconoscimento rispettivamente nel 1983, nel 2009 e 1991.

Ma non bastava ancora, c’era infatti la necessità di mettere in relazione generazioni diverse, chiamandole a riflettere su temi universali. Si è deciso quindi di commissionare a un compositore affermato un lavoro con lo stesso organico e sullo stesso testo utilizzato dai partecipanti alla gara.

In questa edizione i compositori avranno a disposizione un’orchestra sinfonica e una voce di soprano.

Un artista di una generazione precedente a quella dei concorrenti, che non possono avere più di 40 anni al 30 aprile del 2012, si cimenta dunque sullo stesso tema, si muove sul medesimo terreno. A lui viene anche chiesto di presiedere la giuria. Dopo Giorgio Battistelli ed Ennio Morricone — compositori ospiti e presidenti di giuria rispettivamente nel 2008 e nel 2010 — in questa terza edizione abbiamo chiesto a Ivan Fedele di scrivere un brano sui testi indicati.

Il lavoro sarà eseguito in prima esecuzione assoluta a Rovereto il 6 luglio 2012.

Nella serata finale l’opera di Fedele sarà proposta accanto al brano vincitore del concorso.

Per aprire il concerto si partirà proprio dalle Fiandre che diedero i natali al conte Egmont, celebre condottiero cinquecentesco punto di riferimento della resistenza fiamminga contro il governo spagnolo invasore, personificato dal Duca d’Alba.

Goethe ne fece il protagonista di una sua tragedia in cinque atti, caratterizzandolo come un personaggio solido e sereno che non rinuncia alle sue convinzioni di fronte alla minaccia della morte.

Beethoven mise in musica quel testo facendolo precedere dalla celebre Ouverture, Egmont appunto, che aprirà il concerto con il suo carico di ideali di libertà e giustizia. Gli stessi valori che Beethoven aveva creduto di ritrovare in Napoleone, al quale aveva dedicato la Terza sinfonia che chiude il programma.

Come è noto la dedica fu ritirata quando Bonaparte si autoproclamò imperatore, ma la sinfonia mantiene intatto il richiamo ai valori dell’illuminismo e della democrazia, con la chiara intenzione di tenere insieme musica e realtà, arte e società, che è anche lo scopo della nostra iniziativa.

  MARCELLO FILOTEI
30 marzo 2011

Suoni da un altrove cosmico

Il 9 luglio si svolge a Rovereto il concerto finale del Concorso internazionale di composizione «Strumenti di Pace», promosso dalla Fondazione Opera Campana dei Caduti. L’Orchestra sinfonica nazionale della Rai proporrà, tra l’altro, il brano vincitore e un’opera appositamente commissionata al presidente della giuria. Quest’ultimo ha scritto per «L’Osservatore Romano» un articolo che spiega la sua composizione e che proponiamo assieme alla relazione del direttore artistico, che è anche compositore, critico musicale e nostro redattore.

Non un concorrente, eppure ugualmente al lavoro, tra spartiti e note, per dare un’immagine e un sentimento musicale allo stesso testo col quale si sarebbero misurati coloro che avrei dovuto giudicare. È nata così Jerusalem, la mia nuova cantata dedicata alla pace.

l direttore artistico  (di spalle)  con il maestro Morricone  davanti alla campana «Maria Dolens»Come presidente della giuria del concorso di composizione «Strumenti di Pace» di Rovereto, alla sua seconda edizione, mi è stato chiesto di scrivere un brano sullo stesso testo e con lo stesso organico di quello proposto ai concorrenti nel bando. Il lavoro che ne è scaturito è una cantata per baritono, orchestra e suoni elettroacustici di dieci minuti, basata su testi dell’Antico Testamento, dei Vangeli e del Corano.

I testi proposti mi sono piaciuti subito. Queste tre citazioni dai libri sacri — Torah, Corano e Vangelo — mi hanno suggerito di utilizzare il baritono senza lasciargli libertà interpretativa, ancorandolo al canto ebraico, al canto cristiano antico e ai canti greci. Il linguaggio che ho utilizzato è di carattere modale, con correzioni cromatiche e un libero uso dei dodici suoni. Il trattamento è simile per la voce e gli strumenti, ma al baritono è riservato un andamento sillabico. Ci sono però dei momenti in cui la voce si astrae dall’orchestra, è coperta e difesa da suoni provenienti da un supporto magnetico, un nastro si diceva qualche anno fa.

Si tratta di cori e orchestre trattati con modulatori ad anello, una specie di nuvola acustica che sovrasta il baritono. Questo per lasciare nell’ascoltatore l’idea, la memoria di uno strumento di pace proveniente da un aldilà misterioso e sacrale.

Il trattamento del testo richiama stilemi della musica antica, si tratta di suggestioni che in qualche caso diventano elementi concreti: per esempio ho scritto le semiminime come se fossero «virghe» del canto gregoriano. Ho sentito che dovevo tenere conto di questo tipo di linguaggi, non potevo lasciare la voce in balia di una libertà che secondo me non doveva avere. Serviva un ancoraggio forte con la storia.

La parte vocale dunque è importante, ma breve, perché le parole vengono ripetute poche volte. Mi interessava però tenere la voce quasi al di fuori della tessitura orchestrale e farla scomparire nel finale, lasciando spazio ai suoni elettroacustici sospesi: «strumenti di pace» che vengono da molto lontano.

Poi c’è stato il lavoro di presidente della giuria, formata da musicisti di alto prestigio come Salvatore Sciarrino, Michel Tabachnik, Jesús Rueda e il direttore artistico Marcello Filotei. Abbiamo raggiunto facilmente l’unanimità sul nome del vincitore, Andrea Portera, e posso dire che siamo stati molto contenti del risultato. Il compositore primo classificato, nonostante la giovane età, sotto i quaranta anni, si è già affermato in altri concorsi. Ha suscitato un’ottima impressione su tutti i giurati sia per la qualità acustica della sua composizione, sia per la scrittura, molto densa.

In generale, posso dire che l’ambiente di Rovereto e della Fondazione Opera Campana dei Caduti è straordinario, come straordinario è il suono della campana «Maria Dolens» che ho ascoltato in silenzio e con emozione. Sarebbe bello registrarne la sonorità ed enfatizzarla per dare modo alla gente di ascoltare questi suoni così particolari, suoni che sembrano provenire da un altrove cosmico.

  Ennio Morricone
9 luglio 2010