Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Haydn in my mind

Haydn in my mind
prima esecuzione assoluta
03.04.2012 – BOLZANO, Auditorium, ore 20
04.04.2012 – TRENTO, Auditorium, ore 20.30

Orchestra Haydn

Daniel Kawka, direttore
Marcello Filotei
Haydn in my mind (prima esecuzione assoluta – Opera commissionata dall’Orchestra Haydn)

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  • Competition for composers

    Instruments of peace
    The “Opera Campana dei Caduti” Foundation announces the third edition of the
    International Composition Prize Instruments of peace, which takes place every two years
    since 2008.
    The score must reach us within 30th April 2012
    For further information go to this link

    Competition for composers Instruments of Peace

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  • Con il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura

    Il Concorso internazionale di composizione “Francesco Siciliani” per un’opera di musica sacra è stato presentato nei giorni scorsi presso il Pontificio Consiglio della Cultura dal cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Dicastero, dal direttore artistico della Sagra Musicale Umbra, Alberto Batisti, dal compositore e Segretario Artistico del Concorso Marcello Filotei e dal Direttore della Cappella Sistina Massimo Palombella. Al link che segue potete scaricare il bando

    Bando Concorso di composizione Francesco Siciliani

    The Fondazione Perugia Musica Classica Onlus – Sagra Musicale Umbra – announces the International Competition for a Composition of Sacred Music, the «Francesco Siciliani» Prize. The Competition takes place with the patronage of the Pontifical Council for Culture. Click on the link above for more information.

    INTERNATIONAL COMPETITION FOR A COMPOSITION OF SACRED MUSIC

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  • Sanremo 2009

    Fossero solo canzonette

    «Secondo lei il neo eletto presidente degli Stati Uniti Barack Obama avrà un compito arduo?». L’espressione interdetta del presidente dell’assemblea generale delle Nazioni Unite Miguel d’Escoto Brockmann di fronte alla domanda di Paolo Bonolis vale da sola il prezzo dell’abbonamento Rai. Una sintesi dell’atmosfera del festival di Sanremo, che il conduttore rende più frizzante con citazioni di letture dal sussidiario. Dalle Termopili a Pavese, Bonolis ce la mette tutta per garantire alla kermesse canora una vernice di alto spessore culturale, ma con risultati disarmanti. Surreale sembra soprattutto scomodare il gregoriano per poi presentare sul palco personaggi che, complice la diretta, sembrano a disagio proprio con il canto. Qualcuno pretenderà che per esibirsi occorrano doti vocali e tecnica, ma si tratta di critici musicali ormai superati e senza speranza. Con buona pace degli ottimi professori dell’orchestra chiamati anche a tamponare improvvise falle canore.

    Gli educatori dei futuri cantanti, che inoculano il loro sapere attraverso la televisione, hanno già provveduto a riformare i gusti del pubblico e le aspirazioni adolescenziali con metodi moderni: «Metticela tutta e tira fuori le emozioni». Sotto la doccia funziona sempre, in qualche caso anche in sala d’incisione, ma se si tratta di affrontare contemporaneamente un microfono e un pubblico le emozioni bisogna saperle gestire, a volte tenerle a bada, poi, magari, provare pure a trasmetterle. È un po’ quello che succede quando si devono porre domande a una carica istituzionale mondiale: avere intorno qualcuno che abbia un’idea generica della personalità e del ruolo che ricopre l’interlocutore aiuta, ma in fondo si può sempre ripiegare su un tranquillizzante: «Faccia un bell’augurio agli italiani». In cambio si riceve un prevedibile «il mio augurio è che il popolo italiano si possa divertire, perché abbiamo tutti bisogno della musica per rinnovare il nostro spirito», che è pur sempre qualcosa.

    E allora, facendo proprio l’auspicio che viene dal Palazzo di Vetro, il festival di Sanremo potrebbe tentare di recuperare una sana dimensione di promotore di musica popolare. Puccini lo eseguono già in tutti i teatri dell’opera del mondo, in continuazione, non c’è bisogno che un’artista straordinaria come Mina, nascosta dietro i riverberi dei mixer digitali, renda insapore una delle arie più note della lirica. Largo alla musica popolare, in tutti i suoi risvolti, ma scritta da chi sa ancora tracciare sul pentagramma un motivetto di facile presa, o un ritmo irresistibile. Rap, pop, rock, melodico, jazz, etno, va bene tutto, ma il microfono sia offerto solo a quanti ne garantiscano l’incolumità — ma non sembra che siano poi molti — e la bacchetta del direttore solo a chi assicuri di avere frequentato non le polverose aule dei conservatori, ma almeno le peripezie bandistiche del maestro Antonio Scannagatti, il cigno di Caianello reso immortale da Totò.

    L’Osservatore Romano
    19 febbraio 2009